DANIELE SILVESTRI: L'INTERVISTA

L’ultimo suo disco si intitola Il latitante. Titolo sintomatico - e non casuale - visto che Daniele Silvestri, tra gli ospiti di Festivalbar, negli ultimi tempi latitante lo è stato per davvero. Prima del suo ritorno sulle scene lo scorso febbraio sul palco del festival di Sanremo con La paranza, ha lasciato infatti passare ben cinque anni dall’ultimo cd Uno-due. E dire che con quell’album, e con il singolo Salirò, autentica follia danzante, si era guadagnato un grosso successo di pubblico. Regole e dinamiche di marketing discografico, a quel punto, avrebbero suggerito un ritorno in fretta e furia.

Lui invece ha sentito la necessità di fermarsi. Di staccare la spina e poi ritrovarsi meglio di prima. “Dopo Uno-due avevo già scritto varie canzoni - spiega. - Ma all’improvviso, cominciai a capire che qualcosa non andava in me, che ero come diventato succube di certi automatismi: nel lavoro, in famiglia, nel tempo libero”.

Per questo, il primo singolo del nuovo disco si intitola Mi persi?
“Già, ho dovuto davvero smarrirmi per ritrovare la strada. E’ un titolo che, come quello del disco, rende bene l’idea di quello che ho passato. Mi sono anche rimesso a studiare musica, a suonare pianoforte e chitarra. Ho trascorso molto tempo in famiglia, sono diventato padre due volte. Accettare la crisi, mi ha aiutato. E dopo un po’ mi sono sbloccato, ho ritrovato energia, carica. Ho cambiato abitudini e scoperto sfumature della vita che prima non consideravo affatto”.

Per esempio?
“Sino a qualche anno fa la città era per me il luogo ideale. Non avrei mai pensato di poter lasciare il quartiere Prati, dove sono nato, cresciuto e dove vivevo. Oggi, invece ho casa a Fregene, in riva al mare, che è diventato un elemento indispensabile. Ci sono giorni in cui lì, l’aria, il cielo bastano per sentirmi bene. Buona parte delle canzoni di Il latitante sono nate in questa atmosfera. A Roma non mi era mai capitato”.

Come suonerà in concerto?
“Ho varie idee, voglio essere elastico ogni sera . Qualche giorno fa, ho diviso la scaletta tre parti. In realtà, è andata male: la prima data, per problemi tecnici, è stata orrenda. Così, abbiamo cambiato. Terrò comunque una parte dance, che mi piace e mi diverte. Oltre ai classici e ai brani dell’ultimo cd, ho provato qualche cover come Paperback writer dei Beatles, di cui sono fanatico. Vedremo, di canzoni ne ho così tante che in alcune città tour vorrei fare anche dei concerti a sorpresa nei pub”.

Otto Ohm, Inti Illimani, i napoletani Capone e i Bungtband. Perché tutti questi ospiti per l’ultimo cd?
“Ero in cerca di stimoli e con queste persone stavo bene. Capone e i Bungtband li ho conosciuti vedendoli dal vivo. Mi sono innamorato subito delle loro sonorità. Invece che strumenti tradizionali suonano padelle, bidoni, palanche di legno. Saranno con me a Napoli”.

(26 giugno 2007)

 
 
 
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